PRIMARIE USA

In South Carolina stravince Gingrich e si riapre la sfida con Mitt Romney

Pubblicato il 22 gennaio 2012 alle 15:57

 

di Cristoforo Zervos
La “partita” ora si fa seria. Newt Gingrich stravince le primarie in South Carolina facendo il “pieno” dei delegati (al momento sono 23 su 25) riaprendo di fatto la gara col suo rivale Mitt Romney. Se il “mood” dei conservatori della Carolina del Sud dovesse riproporsi anche nel “Sunshine State” (la Florida) tutto ritornerebbe in gioco per la nomina dell’avversario di Barack Obama a Novembre. Vittoria schiacciante quella di Gingrich che ha stravinto il voto femminile (38 – 19%) su Romney, di cui il 41% fra le donne sposate ed il 42% fra le donne di fede evangelica; ha vinto sul voto maschile (41%), sui registrati repubblicani (42%) e sugli indipendenti (39%) vincendo persino fra i Tea Parties, i veterani e i cattolici. La tattica di Romney, presentatosi all’elettorato come un imprenditore di successo capace di governare la crisi, ha fallito. Newt Gingrich è riuscito a “sfondare” come ricevente della pluralità dei problemi della gente, oggi più che mai fiaccata dalla crisi. Potenzialmente però il vero campanello di allarme per Romney è la scelta di Gingrich come reale antagonista di Obama, nonostante alcuni recenti sondaggi diano l’ex governatore alla pari con il Presidente degli Stati Uniti.
Passati pochi minuti dalla “chiamata” della vittoria di Newt Gingrich, Jim Geragthy (uno degli analisti più ficcanti della politica americana) dichiarava su Twitter “Let me be clear. ROMNEY’S NO DIFFERENT FROM OBAMA!” mettendo a nudo il punto focale della questione: Mitt Romney non riesce ad avere la capacità di unire la base conservatrice. E poco importano le critiche sull’affare “Bain”, i suoi difetti da comunicatore e le critiche rispetto ai suoi modi “poco ortodossi” nel pagare le tasse. In una corsa frenetica e difficile come le primarie americane ora servirebbe quel “ colpo di reni” che l’ex governatore del Massachusetts non ha nel suo DNA. Ed in questo neanche l’establishment del partito e del business che conta può aiutarlo, sopratutto quando a votare ci sono conservatori amareggiati e divisi da una crisi politica che non riesce a risolvere i loro problemi.
Solo pochi giorni fa Mitt Romney sembrava poter spazzare via qualsiasi rivale gli si ponesse davanti mentre oggi, a pochi giorni dalla vittoria in New Hampshire, si sta ritrovando senza certezze, subendo il rientro dei suoi “contenders”. Se, come dice Larry Sabato “Compared to Newt, Lazarus was a piker-just one resurrection” Romney sta inizando sempre di più ad assomigliare ad un “Dorando Pietri” in formato “Stars and Strips”. Risultati alla mano infatti il partito Repubblicano risulta “spaccato” al suo interno: Santorum (dopo il recount) ha vinto formalmente in Iowa, Romney ha vinto nel New Hampshire e Gingrich nel South Carolina. In mezzo a questa incerta e spettacolare battaglia per la nomination repubblicana l’unico ad essere contento sembra proprio Barack Obama rivitalizzato da un partito conservatore incapace di proporre all’unisono un “front runner” all’altezza dell’uomo di Chicago.
Ora tutti i riflettori si stanno spostando sulla Florida e sul futuro di Rick Santorum (ad un passo dal ritiro) incapace di dimostrarsi reale antagonista di Romney. Gingrich, zoppicante in Iowa ed inesistente in New Hampshire, sembra aver spazzato via in una sera i dubbi dell’elettorato conservatore candidandosi a reale , e forse unico, contendente di Romney. Infatti il “rimbalzo” mediatico di questa vittoria in South Carolina non potrà che favorire l’ex presidente della camera dei rappresentanti e non certo Santorum che in Florida rischia davvero di veder esaurita la sua corsa.



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