di Cristoforo Zervos
Mitt Romney vince in Florida, fa il pieno dei delegati (cinquanta) ed allunga sul suo rivale Newt Gingrich. Al 95% del reporting, Romney porta a casa circa 770.000 voti (46%) contro i 530.000 voti di Gingrich (32%). Santorum invece è andato oltre le aspettative raccogliendo 221.000 voti (13%) che lo terranno ancora “vivo” almeno fino al Super Tuesday del 6 Marzo, data fatidica in cui finirà la sua corsa per la candidatura alla presidenza. Ron Paul raccoglie poco o nulla (7%), ma non mollerà fino alla fine delle primarie al solo scopo di “razzolare” più delegati possibili per evitare di far morire il suo movimento politico.
Nella gara di queste primarie repubblicane è importante ricordare come la Florida (detta anche Sunshine State) non è uno stato come i tre che l’hanno preceduta. L’Iowa, il New Hampshire ed il South Carolina erano tutti stati molti piccoli con una larga maggioranza di elettorato bianco, dove è più semplice organizzarsi e raccogliere fondi. Invece la Florida conta il doppio esatto degli elettori rispetto i tre stati sopracitati . Anche la popolazione è diversificata con un buon 10% dei votanti “Latinos”, per lo più cubani e collocati a sud dello stato. Nel 2008 in Florida votarono circa 1.900.000 persone. Quest’anno non è andata diversamente nonostante non si votasse per la modifica del 1° emendamento come nelle passate primarie. A differenza dell’Iowa , del New Hampshire e del South Carolina già 600.000 mila persone avevano votato via posta (early voters/absentee ballot) in moltissimi addirittura un mese fa , ben prima della vittoria di Gingrich in South Carolina. Inoltre l’organizzazione è sempre stata un “must” : chi aveva soldi ed una macchina elettorale capace di coprire l’intero “Sunshine State” ha sempre avuto la vittoria in pugno. Infatti, la differenza più grande tra la Florida e gli stati che l’hanno preceduta è sempre stata nei media, con ben 10 markets televisivi importanti da coprire ed una marea di giornali e televisioni locali. Mitt Romney ha vinto perché è riuscito a far sue queste “skill” fondamentali. E’ riuscito ad anticipare la sua strategia dell’early vote con una campagna telefonica e via e-mail perfetta, ha inondato di advertisement la Florida comprandosi il 68% degli spot televisivi (tutti contro Gingrich) risultando inoltre incredibilmente convincente nei dibattiti (circa l’80% degli elettori ha sostenuto che sono stati decisivi) mai come quest’anno determinanti. Ha vinto fra gli elettori moderati (59%) fra i senior over 65 (51%) e fra i “Latinos” (54%). Ha vinto il voto femminile (52%) e quello maschile (41%). Romney ha vinto il sostegno della famiglie che guadagnano meno di 50.000 dollari l’anno (44%) e gli elettori che hanno sostenuto di essere in forte debacle finanziaria (41%) . Ma, cosa più importante, Romney è stato visto dagli elettori della Florida come l’unico reale antagonista capace di battere Barack Obama (53%). Ora il conteggio dei delegati vede Romney in prima fila (84), Gingrich al secondo posto (27), Paul al terzo (10) e, fanalino di coda, Santorum (8)
Ma chi esce sconfitto da queste primarie? Sicuramente Newt Gingrich che perde in larga parte dei vari segmenti elettorali, non riuscendo a mantenere il “rimbalzo” ottenuto in South Carolina e bruciando i 9 punti di vantaggio acquisiti nella media sondaggi a solo 5 giorni dal voto.
Ma non sono solo lacrime e sangue per l’ex presidente della camera dei rappresentanti. Il “magic number” di 1144 delegati rende la corsa ancora incerta ed Il dato più confortante per il vecchio Newt arriva dalla base degli elettori del partito dove Gingrich secondo pronostico ha vinto, sia fra i Tea Party sia fra gli evangelici, ponendolo ancora come il preferito fra i conservatori e quindi non ancora fuori dai giochi. Se il partito repubblicano non lo ama così non si può dire per i conservatori “duri e puri” che non riescono ancora a digerire un Romney troppo “leggero” rispetto ai valori fondamentali della destra americana.
Se è vero che dal 1972 il repubblicano vincitore in Florida vince anche la nomination, è anche vero che l’eccezione non sempre conferma la regola. Voci bene identificate infatti fanno intendere come i repubblicani abbiano imparato la lezione del 2008, cercando di non ripetere l’errore di un McCain troppo “in fretta” vincitore rispetto al duo Hillary/Obama in lotta fino all’ultimo minuto. Per questo si è scelto il voto proporzionale nella maggioranza degli stati: per sperare di poter tenere viva fino in fondo la gara per la nomination di Novembre. Se da un lato il partito odia Gingrich dall’altro c’è la volontà di prolungare il più possibile la corsa sfruttando l’assenza delle primarie Democratiche con Obama già pieno di delegati. Nel GOP c’è chi giura che si farà qualsiasi cosa pur di tenere i giochi incerti, anche turandosi il naso e sopportando i mal di pancia.
Ora ci si sposterà in Nevada e nel Maine per poi passare in Colorado, Minnesota, Arizona e Michigan, stati apripista per il Super Tuesday, un po’ meno nutrito del 2008, ma sempre affascinate e decisivo.



