di Cristoforo Zervos
Mitt Romney non disattende i sondaggi e, nonostante un turn out basso, conquista il Nevada (il “Silver State”) apponendo un’altra “bandierina” nella grande mappa di queste primarie repubblicane del 2012. Per problemi organizzativi nella contea di Clark è al momento impossibile stabilire con certezza l’esatto collocamento dei delegati (28), distribuiti proporzionalmente rispetto alle percentuali incamerate dai candidati. La buona performance di Romney è arrivata dopo una vigilia non felice, costellata da sue incredibili gaffe alla CNN e dalle notizie poco chiare all’interno del suo staff con l’allontanamento di Brett O’Donnell, ex braccio destro della deputata del Minnesota Michele Bachmann . Al 45% del reporting Romney porta a casa il 43% dei voti, seguito da Newt Gingrich al 25% e da Ron Paul al 19%. Santorum invece non è andato oltre il 12%.
Romney – come nel 2008 – ha sfruttato la spinta della larga comunità Mormone presente nello stato, circa il 26% degli abitanti, ed è riuscito ad emergere nel “mood” degli elettori impauriti dalla situazione economica (54%) e a conquistare la fiducia del 44% dei repubblicani come unico frontrunner “anti-Obama”. Adesso l’ex governatore del Massachusetts potrà sfruttare il “rimbalzo” per i caucuses del Colorado e del Minnesota in programma per il 7 di Febbraio, mentre per il risultato finale del caucus del Maine (iniziato oggi) si dovrà attendere fino all’11.
Gingrich – che in Nevada sperava in un secondo posto al fine di rimanere l’unico reale oppositore di Romney – sta intanto cercando di ridisegnare completamente la sua strategia che, fino alla vittoria del South Carolina, era stata impeccabile. Gli errori grossolani nei dibattiti in Florida ed il suo attacco “anti-immigrazione” contro Romney stanno facendo scontare più del dovuto all’architetto del “Contract with America”. Nell’ultima riunione con il suo staff Gingrich sembra aver preso la decisione di voler continuare la sua battaglia fino alla convention repubblicana di Tampa, cercando di concentrare la sua campagna elettorale su alcuni stati del “Super Tuesday” a lui vicini come la Georgia, il Tennessee e l’Oklahoma, per poi puntare dritto su alcuni stati del sud, come ad esempio il Texas, e a quegli stati “open primaries” dove sia la base conservatrice sia buona parte degli elettori democratici potrebbero tirare brutti scherzi a Romney. Un appuntamento, quello del 6 Marzo, comunque non facile per l’ex speaker della Camera che non sarà presente in Virginia, con un fundraising che ancora stenta a decollare nonostante l’iniezione di 10 milioni di dollari di Sheldon Adelson gran magnate dei casinò.
Le vere brutte notizie per Gingrich però arrivano dalla base del partito dove il movimento del Tea Party (almeno quello in Nevada) non è riuscito a scegliere in maniera compatta, dividendosi anche tra Santorum e Paul. Se tale situazione si dovesse riproporre anche nel prosieguo delle primarie, per Romney la strada sarebbe completamente priva di ostacoli.




febbraio 5th, 2012 at 14:48
Fatemi capire bene: il Newt Gingrich che dico io, l’uomo della Luna e della distanza dalle élite (http://wp.me/p1dzWt-1V), il candidato presidente che vorrebbe rovesciare il regime di Teheran (http://t.co/CLdrqifh)non è riuscito a flirtare con il Tea Party ed è finanziato dal gioco d’azzardo?
Quest’uomo è un eterna sorpresa.
febbraio 5th, 2012 at 15:59
Il Tea Party ha fatto endorsement per lui pochi giorni fa. Però in Nevada, non si capisce come mai, non l’hanno votato compatti e non è una bella notizia per lui. Sheldon Adelson è un grande amico di Gingrich
http://www.forbes.com/sites/bruceupbin/2012/01/26/sheldon-adelson-could-give-1-billion-to-gingrich-and-not-notice/
Newt è sempre e comunque una grande sorpresa.